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Carlos Liscano - Lo scrittore e l'altro

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Scrivere sulla letteratura è una scusa. Per non scrivere sulla vita. La mia vita. Non c’è niente da scrivere sulla mia vita. Solitudine, reclusione obbligata, reclusione volontaria. Sporadiche ansie d’infinito. Piccoli espedienti della piccola testa.

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Carlos Liscano

Lo scrittore e l'altro

 

Traduzione di Gianfranco Pecchinenda

Pagine 168, formato 24 cm, € 13,50

anno di pubblicazione 2012, collana Autrement n.3

ISBN 978-88-89312-93-3 

 

Carlos Liscano - Lo scrittore e l'altroÉ trascorso più di un anno da quando Carlos Liscano, noto scrittore uruguayano, ha iniziato un romanzo che non riesce in alcun modo a completare. 

Incapace di creare un’altra storia, l’autore comincia allora quell’appassionato, difficile e doloroso processo di ricerca, di correzione, di taglio che ben conoscono tutti gli artisti, ma senza successo, niente.

Posto di fronte a questa intensa quanto infruttuosa ricerca di parole che non riesce a cogliere e che gli sfuggono, celandosi nei recessi della sua mente; schiavo oramai di un’esigenza di assoluto che lo paralizza, Carlos Liscano giunge a formulare una constatazione semplice ma anche tremendamente disperata: lo scrittore è un’invenzione. Scrivere è cercare ciò che non si può trovare.

Cosa resta? Le notti insonni, le strade di Montevideo sotto la pioggia, le arance acquistate al mercato, il tranquillo fluire della gente.... vivere vale quasi sempre la pena.

Trabordante di un’intensa sincerità, uno straordinario racconto, un’impietosa autobiografia, ma anche un vero e proprio saggio sull’impossibilità di scrivere.

 

Carlos Liscano, nato a Montevideo nel 1949, è una delle figure di spicco della letteratura sudamericana.

Nel 1972 viene condannato dal regime militare uruguayano e detenuto tredici anni per reati politici; é durante questo periodo che inizia a scrivere. Liberato nel 1985, sceglie di esiliare in Svezia dove lavora come assistente alla regia presso il Teatro Nazionale e il Teatro Reale di Stoccolma.

Nel 1996 ritorna nella sua città natale, dove tuttora vive.

 

Scrivere sulla letteratura è una scusa. Per non scrivere sulla vita. La mia vita. Non c’è niente da scrivere sulla mia vita. Solitudine, reclusione obbligata, reclusione volontaria. Sporadiche ansie d’infinito. Piccoli espedienti della piccola testa. Incapace di spingermi un po’ più in là dell’orizzonte immediato, del minimo quotidiano. Ancora meno del quotidiano. Vita precaria, a progetto. Insicurezza delle conoscenze. Sentire che non c’è dialogo possibile sulla letteratura. Non è questo. Sentire che il dialogo sulla letteratura non conduce a ci˜ che conta: cosa ne facciamo della vita? Questo è ciò che vorrei scrivere. Sulla vita. Se potessi. Sono mesi che ci provo. Non ci riesco. Mi distraggo. Mi inganno.

 

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Scrivere sulla letteratura è una scusa. Per non scrivere sulla vita. La mia vita. Non c’è niente da scrivere sulla mia vita. Solitudine, reclusione obbligata, reclusione volontaria. Sporadiche ansie d’infinito. Piccoli espedienti della piccola testa.

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